La lunga storia di Ahmed

Mi chiamo Ahmed ho 18 anni sono egiziano il mio sogno era venire in Italia ma me la sarei aspettata diversa. Sono sbarcato in Sicilia poi da lì sono arrivato a Milano ho incontrato mio zio ed è stata una liberazione, perché durante il viaggio in mare ho anche pensato che non avrei mai rivisto la mia famiglia.

Dopo circa un mese a casa sua, lo zio è ripartito per l’Egitto senza più tornare; a questo punto seguendo i consigli di alcuni amici sono andato in questura per chiedere di essere aiutato, e i poliziotti mi hanno accompagnato in Oklahoma che, avrei scoperto dopo, sarebbe diventata la mia casa per 3 anni. Quando sono arrivato in Oklahoma ho visto che gli educatori mi facevano delle domande strane sulla mia storia: avevo paura, non conoscevo loro e non sapevo che sarebbero diventati la mia famiglia italiana.

Ho visto subito che c’erano ragazzi come me provenienti da tanti paesi e anche per questo ero spaventato: non mi era mai successo di conoscere tanti ragazzi con storie diverse nello stesso momento, senza dimenticare che, a parte con quelli che parlavano arabo, non sapevo come comunicare. I miei compagni e Sayed, il nostro mediatore egiziano, mi hanno aiutato ad inserirmi, a capire tante cose e a fidarmi degli educatori (fino a pochi giorni prima non sapevo nemmeno esistessero, figuriamoci se potevo fidarmi di loro!!)

Quasi subito gli educatori mi hanno iscritto ad un corso di italiano e pian piano i miei dubbi e le mie paure sono passati. Ho cominciato a prendere confidenza con il posto, con le persone, con le regole e con il cibo: tutte cose che per me erano nuove o tanto diverse dal mio paese; ho fatto subito amicizia con i ragazzi e anche con gli educatori ho avuto un bel rapporto anche se tante volte è stato difficile capire che tutto quello che cercavano di fare per me era solo per il mio bene: quante cose mi sono accorto dopo di aver imparato!!

Ho passato 8 mesi in area1, con il tempo sono diventato un “vecchio” e come i vecchi avevano fatto con me, ho visto arrivare tanti ragazzi e ho cercato di aiutarli a capire che potevano chiamare casa questo posto.

Quando il mio italiano è migliorato e mi sono abituato a una vita così diversa, è stato il momento di passare in area 2 e di guardare con più chiarezza al mio futuro.

Ho continuato la scuola e gli educatori mi hanno aiutato a trovare una borsa lavoro come muratore: mi sono iscritto al corso per la licenza media, di giorno lavoravo e al ritorno an- davo a scuola! Sono stati 6 mesi molto faticosi, ma li ho sopportati più facilmente sapendo che quando stanco finivo la mia giornata tornavo a casa e trovavo un educatore che mi aspettava per chiedermi come era andata, sedersi a farmi compagnia mentre cenavo, darmi un consiglio o anche solo ascoltarmi.

Martina, la nostra tirocinante, quando sono stato in difficoltà mi ha dato la sua disponibilità a venire qui la sera per aiutarmi in matematica e così sono riuscito a prendere la terza media. La borsa lavoro intanto era andata bene, il capo mi ha anche assunto ma purtroppo la ditta aveva dei problemi e non era in grado di pagarmi lo stipendio.

Dopo 5 mesi sono stato costretto a licenziarmi anche perché i miei 18 anni si avvicinavano e dopo pochi mesi avrei dovuto essere autonomo, ma senza risparmi e senza stipendio non era possibile.

A questo punto però non avevo risolto il mio problema perché comunque ero disoccupato. Ho passato 4 mesi alla ricerca di qualcosa, aiutato dagli educatori e da tutte le persone che in qualche modo collaborano con Oklahoma, e nel frattempo insieme agli educatori sono riuscito a recuperare i soldi che mi erano dovuti dal vecchio capo.

Ho compiuto 18 anni ed ero disperato: non avevo un lavoro, amici, parenti al di fuori di Oklahoma e stavo cominciando a pensare che tutta la fatica che avevo fatto stava andando sprecata; ho parlato con Andrea e Francesca che mi hanno aiutato a trovare una sistemazione in un appartamento che purtroppo non era libero subito e nel frattempo Sayed mi ha aiutato a trovare un lavoro: mi avrebbero assunto dopo poco tempo in una ditta di pulizie.
A questo punto ho chiesto ad Andrea e Francesca se era possibile in qualche modo rimanere qui finchè non si fosse liberata la casa e loro mi hanno chiesto una settimana di tempo per capire se era una cosa fattibile.

In questa settimana ho avuto tantissima paura: Oklahoma era la mia unica casa in Italia e se non avessero potuto aiutarmi sarei stato disperato.

I coordinatori si sono consultati con tutti e dopo qualche giorno mi hanno dato la notizia: potevano darmi una stanza in Oklahoma per aiutarmi e a questo punto, per sdebitarmi e visto che ero ancora disoccupato e avevo molto tempo mi sono messo a disposizione degli educatori per aiutarli sia a comunicare con i ragazzi appena arrivati sia per accompagnamenti a visite, appuntamenti, questura…

In questo periodo di volontariato ho imparato tante cose nuove e ho potuto vedere tutto il lavoro che gli educatori fanno per i ragazzi e che non si vede!

Ora ho cominciato a lavorare ma comunque anche se ho meno tempo continuo a fare il volontario anche perché tra pochi giorni, dopo 5 mesi in cui Oklahoma mi ha ospitato, è finalmente pronta la mia nuova casa.

Questo mi rende molto contento ma anche triste perché devo lasciare il posto che mi ha accolto, che mi ha aiutato a diventare grande, e che mi ha dato e mi sta ancora dando la possibilità di costruirmi un futuro in Italia.

Anche quando non abiterò più qui questa sarà sempre la mia casa e le persone che ci lavorano saranno sempre la mia famiglia. Dopo 3 anni qui ne ho conosciute tante e le ricordo e ringrazio tutte. Gli educatori Andrea, Francesca, Sara, Paolo I., Francesco B., Francesco C., Simone, Siham, Sirio, Antonello, Paola, Paolo M., Alice, Rocio, Noureddine, Altin, Sayed; i volontari Franco, Enrico, Maurizio, Luisa, Luciana, Martina; gli altri collaboratori Barbara, Gianpaolo, Eri, Emanuele sarete sempre nel mio cuore.

Grazie anche a voi che leggete la mia lettera, se Oklahoma esiste è anche merito vostro.

GRAZIE OKLAHOMA TANTISSIMO

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