Prime ore del mattino

Sono ormai più di quattro mesi che lavoro all’Oklahoma come educatore e, guardandomi indietro, questa frase di Ghandi, trovata appesa in una delle camere dei ragazzi, è l’immagine che mi è rimasta più impressa.

“Ogni foglia ha una propria esistenza
esiste separata e distinta dalle altre
ma sono tutte nate e sono tutte organicamente legate al tronco.
Ancora non ci sono nemmeno due foglie uguali eppure non litigano mai tra di loro.
Invece danzano alla stessa brezza
ed emettono insieme una dolce sinfonia”

Mi ha colpito nonostante raramente l’abbia sentita come possibile metafora degli eventi quotidiani vissuti fino ad ora in Comunità. Eventi che ad uno sguardo disattento tendono ad apparire soltanto nella loro forma più superficiale, intrisa di rabbia e disorganizzazione, fin dalle prime ore del mattino, per poi portarsela dietro tutto il giorno. E a pensarci bene come potrebbe essere diversamente? Perché a meno di accettare a scatola chiusa una visione edulcorata della realtà, non si può dimenticare che vivere in Comunità diventa sempre più spesso sinonimo di emarginazione forzata; ultimamente anche legalmente riconosciuta (vedi legge Bossi-Fini). Eppure provo un piacere particolare la mattina quando, anch’io assonnato, faccio il giro delle stanze per dare il primo buongiorno, preparare la colazione, controllare che tutti si siano alzati, i biglietti del tram e poi ancora un’altra sveglia, altro caffè, altre prime parole del mattino. Forse è questa la dolce sinfonia di Ghandi: l’armonia che sopravvive all’indifferenza, che riesce a farti dimenticare che ti svegli perché sei pagato per farlo, che non ti fa comprendere la distanza che in molti si ostinano a volerti imporre.

Posso quindi dire che in questi primi quattro mesi di esperienza all’Oklahoma ho conosciuto il piacere di condividere in modo nuovo la stanchezza di iniziare un nuovo giorno, ed il piacere di essere una foglia diversa da tutte le altre, ma che appartiene allo stesso tronco.

Silvano

Share