Che l’insalata sia con voi!

Il racconto del primo anno del progetto Orto di Ale dal Messaggio di Natale 2015 del Presidente Emanuele Martinoli.

Quest’anno (2015) per me è stato l’anno dell’Orto di Ale.

Le grandi difficoltà economico-finanziarie che abbiamo affrontato in questi ultimi anni, ci avevano quasi impedito di “sognare” e progettare un futuro migliore per la nostra Associazione.

In questa situazione, la cosa più difficile credo sia stata cercare di non fare pesare le nostre difficoltà sui nostri ragazzi, che hanno sempre bisogno di sorrisi, di affetto, di sperare e di progettare il loro futuro.

Personalmente sono rimasto impressionato dello spirito e della tenacia che hanno dimostrato in questi frangenti i nostri dipendenti e i nostri volontari.

È grazie a questo spirito che siamo riusciti a realizzare l’Orto di Ale.

Ma cos’è e cosa sarà l’Orto di Ale?

Cominciamo dal nome. Il nome “L’Orto di Ale” è stato deciso in ricordo di una giovane ragazza, Alessandra, che è mancata ormai da più di un anno. I suoi genitori, Paola e Carlo, in quel momento, hanno voluto fare un gesto di “sostegno” nei confronti dei ragazzi dell’Oklahoma perché avessero maggiori possibilità di “crescere”. Le parole hanno la loro importanza. Chi si occupa di un orto si occupa di “sostenere” e di far “crescere” le nostre piantine e allora è venuto spontaneo intitolare il nostro orto ad Alessandra. È solo il nostro modesto modo di ringraziare e di cercare di ricordare, con affetto, senza tanti giri di parole e in tutta semplicità.

Inizialmente avevamo pensato di realizzare un orto solo di piante aromatiche. Per mille motivi alla fine ci siamo orientati su un orto “tradizionale”, ma che ha dato i suoi frutti. Abbiamo avuto pomodori, zucchine, melanzane, finocchi, menta e tanto di quel basilico che abbiamo fatto anche delle scorte di pesto!!!

L’Orto di Ale è un piccolo progetto, ma molto concreto e che può esprimere bene il significato di quello che facciamo all’Oklahoma.

Provare a seminare, coltivare con passione e cura e vedere cosa ne viene fuori.

Non stupitevi se ho usato la parola “provare”. I nostri sono solo dei tentativi che ripetutamente, tramite i nostri Educatori, facciamo. Quotidianamente, con una testardaggine superiore a quella di Sisifo, noi ci proviamo. A volte raccogliamo i frutti del nostro lavoro, altre volte dobbiamo accettare di vedere i nostri sforzi vanificati.

Ma anche quando questo accade, secondo me, dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto.

L’Orto di Ale per me è stato importante perché, per la prima volta, dopo tanto tempo, siamo riusciti a “progettare” e a “realizzare” qualcosa di nuovo.

Venite a vedere il nostro piccolo orto. Se lo vedete in ordine, pulito e curato fate i complimenti ai nostri ragazzi: vuol dire che se ne stanno prendendo cura. E se lo fanno, forse è perché sanno di potere contare sui nostri Educatori e sui nostri Volontari, cioè su persone che si prendono cura di loro. Se invece lo vedete in stato di incuria, ricoperto di erbacce ed incolto, preoccupatevi e venite ancora più spesso ad aiutarci.

Ora parte dell’orto è coperto da una mini serra in plastica e dobbiamo decidere se dedicare parte dell’orto alla coltivazione di piante aromatiche.

In ogni caso, mi piace pensare che la Comunità Oklahoma sia come l’Orto di Ale: e sono sicuro che con la prossima primavera, insieme ai nuovi germogli spunterà qualche nuovo progetto.

Ringraziamenti

Sono tante le persone che dobbiamo ringraziare, ma, prima di tutto, come già detto Alessandra, Paola e Carlo (http://www.alepelizzi.com/).

E poi il nostro instancabile Michele Gallizia che, tra il Tor des Géants, una maratona e altre corse infinite, ci ha fatto conoscere Paolo Bolletta. Tutti e due si sono adoperati, tramite Leroy Merlin, per farci avere gratuitamente buona parte degli utensili di cui avevamo bisogno. Paolo poi, tramite l’azienda agricola “L’Ortofruttifero” , ci ha fatto avere gratuitamente le prime piantine che abbiamo messo nell’orto.

Ma non saremmo riusciti a piantare nemmeno un ravanello senza Alberto, il nostro amico, mezzo maratoneta e agronomo di professione. Lui ci ha spiegato come si fa un orto: sembra una cosa semplice, ma, ci ha fatto capire come, anche in questo caso, occorra fare un minimo di progettazione, tanta pazienza e tanta costanza.

Chi si è preso la responsabilità di mantenere vivo e attivo l’orto è stato Andrea. Il suo impegno e la sua capacità di coinvolgere gli altri Educatori ed i ragazzi, hanno consentito all’orto di essere pronto ad accogliere la prossima semina.

Grazie anche a sig.ra Lorena Piazza di Officine PiazzaOrtoduemila Soc. Agricola.

Non faccio altri nomi per non tralasciare qualcuno, però, naturalmente, un ringraziamento a tutti quelli che si sono sporcati le mani e che si sono dedicati al nostro orto.

Infine un ringraziamento in anticipo a tutti quelli che vorranno prendersi l’impegno di venire a darci una mano per curare e far crescere l’orto: una volta alla settimana, ogni quindici giorni o quando volete voi.

Chi è interessato ci contatti per prendere accordi!

– Emanuele Martinoli

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